Maculele Capoeira Milano

Sereia in “La mia capoeira”

Quante volte al giorno ti lamenti?
Quante volte lasci perdere, ti distrai, cambi i piani, disdici, tiri pacco, ti annoi, perdi tempo, non dici la tua, ti senti inadeguato, arrabbiato, demotivato, scarico.
Triste.
Quante volte pensi di essere nato nell’epoca sbagliata, nel paese sbagliato, nella famiglia sbagliata, nel modo sbagliato, nel mondo sbagliato, nella mentalità sbagliata, nella società sbagliata, nelle scarpe sbagliate…
Quante volte?
Quante volte vuoi uscire dal loop altrimenti esci di testa?
Ecco.
Quando vuoi uscire, esci. Esci e, per il tuo bene, va’ nella direzione giusta. Va’ a fare un po’ di capoeira.
Per il tuo bene.

Ho iniziato capoeira che sapevo cos’era. O per lo meno ne ero convinta.
Poi un giorno sono andata a lezione – rigorosamente accompagnata da un’amica perché da sole non si fanno cose imbarazzanti – e in realtà non sapevo niente.
Sono rimasta senza sapere niente per una settimana, ma più che altro senza capire niente, perché mi facevano male le gambe per l’acido lattico… Non mi sarei mai aspettata di fare così tanta fatica e di tornare a casa così tanto sciancata con una sola ora di “sport”.
“Sport” che poi non sembrava nemmeno tanto aggressivo lì per lì; sembrava più una roba di coordinazione, un po’ aerobico, un po’ di piegamenti, un po’ di voltavia che ti facevano sentire che quella posizione lì proprioproprio giusta non era…
Ho continuato perché alla fine ci andavo accompagnata e ci andavo anche accompagnando, quindi la paranoia che se non andavo io non andava nemmeno la mia amica (che poi non credo sia stata una paranoia con qualche tipo di fondamento) mi faceva tenere botta. Quindi non paccavo.
Andavo a capoeira però come andavo a fare la pulizia del viso. Niente che ti cambi la vita, ma pur sempre qualcosa di meglio che tirare le 8 in ufficio.
Dopo due mesi è arrivato il momento dell’evento, il batizado. Di per sé non è che me ne importasse molto, cioè, avevo già fatto karate, di corde ne avevo già prese e mollate almeno 3. Una nuova non mi faceva molto effetto.
Nel weekend del batizado ero via per lavoro, quindi ho avuto la corda durante una lezione normale. Cosa che andava ad inficiare la già poca componente emotive che suscitava in me l’evento.
Invece non avevo capito niente di nuovo.
Entrare in quella che per me era la prima vera Roda e provare, sbagliare, imparare ed emozionarsi è stata un’occasione per aprire, spalancare un nuovo capitolo della mia vita.
Capoeira infatti non è solo (anche se è tanto) fatta di allenamento, canzoni, cultura brasiliana, ritmo…
Capoeira è soprattutto lasciarsi attraversare da qualcosa che è dentro e fuori di te, da un’energia globale capace di far cantare centinaia di persone con la stessa vibrazione, un’energia che ti riempie e ti svuota allo stesso tempo, che ti permette di concederti, di vedere e vederti con occhi diversi. Un’energia che è animale, terrena, ma soprattutto mistica. Qualcosa che per troppi anni ha dormito dentro di noi e che finalmente abbiamo occasione di vivere consapevolmente.
La capoeira per me è lasciare che lo spirito di tutti sia lo spirito di ognuno.
La mia capoeira è uscire da questo mondo qui ed entrare in una dimensione di spirito in cui abbandonare le forme societarie comuni, i legami di parentela, i rapporti di lavoro, abbandonare anche il nostro nome e entrare in una dimensione in cui esprimere sé stessi senza spiegarsi ma facendosi capire comunque e a fondo.
La mia capoeira è respirare, svuotarmi, accogliere ogni persona come amico e ricordarmi che siamo tutti gioiose vittime di una grande energia che ci rendere profondamente felici e consapevoli che la felicità è a portata di mano. O meglio, di berimbao 😉

Leggi tutti i post de “La mia Capoeira” dell’Italia Centro di Capoeira Cordao de Ouro Milano.

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